carnevale


 

 

ARLECCHINO

 Pare che la più antica maschera di Carnevale sia Arlecchino. Le sue origini sono remote, da ricercare nelle leggende medioevali. Il suo costume famosissimo e tradizionale è composto da una maschera nera e fiammante e un vestito fatto di losanghe lucenti multicolori.
E' una maschera lombarda, originaria di Bergamo e appartiene alla commedia dell'Arte. Arlecchino rappresenta la cultura veneziana così come Pulcinella rappresenta quella campana. E' il fortunato emblema della comicità ed è un servo-facchino scaltro che cerca di spillare quattrini a padroni avari e stupidi.
Ha una notevole ricchezza espressiva, è afflitto da una fame cronica ed è amorale.
E' una maschera ancora viva e vitale grazie anche alle moderne rappresentazioni del Goldoniano "Arlecchino, servitore di due padroni".

 

 

 

 

BRIGHELLA

 Il lombardo Brighella è una delle maschere più celebri della Commedia dell'Arte e a lui spetta il ruolo di beffatore astuto.
E' una maschera molto antica e il suo nome appare per la prima volta in un testamento burlesco nel 1603. Brighella rappresenta un villano delle valli bergamasche e appare addirittura sulle scene francesi intorno alla metà del 1600.
Brighella è di Bergamo, come Arlecchino, che in genere lo affianca. Il suo costume tradizionale si compone di una livrea bianca, completata da giubba e braghe a strisce verdi.
Il suo nome deriva da "briga" e infatti impersona il servo tuttofare intrigante.

 

 

 

 

GIANGURGOLO

Giangurgolo è una maschera calabrese, che ha avuto una notevole diffusione negli spettacoli della Commedia dell'Arte tra i secoli XVII e XVIII.
Rivestiva il ruolo del Capitano anche se i suoi caratteri sembrerebbero connotare una origine diversa.
Il suo nome significa "Giovanni Golapiena" e la maschera potrebbe costituire una versione calabrese dello Zanni bergamasco.
Il Capitano incarna il militarismo spagnolo.


PANTALONE

 Nel secolo XVI, da Venezia, arriva la maschera di Pantalone.
Il suo nome potrebbe derivare dal Santo Patrono venerato nella capitale Veneta, San Pantaleone, oppure ancora da "pianta-leone", che era l'atto con cui i soldati e i ricchi mercanti veneti "piantavano" lo stendardo della Serenissima in ogni territorio conquistato o acquisito. Una terza ipotesi è che potrebbe semplicemente derivare dai lunghi pantaloni che indossa il personaggio, anche se potrebbero essere stati i pantaloni di quel tipo a prendere il nome dalla maschera!
Già il suo nome, Pantalone, è allusivo e comico, per non parlare del suo cognome, che è "de' Bisognosi". Insieme sono capaci di evocare le lamentele ipocrite e avare, che infatti abbondano nel suo repertorio.
Pantalone ha origini antiche e compare già famoso in un canovaccio del 1568 che si narra fosse stato rappresentato alla corte di Baviera.
La sua maschera impersona un vecchio mercante veneziano, ricco e avaro, anzi, la quintessenza dell'avarizia mercantile
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PULCINELLA

 Nel secolo XVI dalla Campania arriva Pulcinella, che esprime l'anima popolare di Napoli.
La maschera ha il volto bianco e nero e indossa un largo camice bianco. Anche Pulcinella rappresenta una maschera della Commedia dell'Arte ed è tra le più fortunate del teatro comico italiano.
Il nome Pulcinella deriva probabilmente dal napoletano "pollicino", che significa pulcino, a sottolineare il timbro buffonesco come di un roco chiocciare.
Pulcinella è dotato di una insaziabile voracità. Diceva che la frittata di maccheroni è molto buona ma che lui non la poteva mai mangiare perché la pasta non gli avanzava mai. E' estremamente impigliato nei più minuti problemi del cibo, sempre alle prese con l'ostinato problema della sopravvivenza, delle necessità elementari che aguzzano il suo ingegno e la sua fantasia, alla ricerca di espedienti per sfuggire alla sopraffazione dei potenti, all'ingordigia dei ricchi.
E' goffo e sfrontato, ma è anche universale, comico e drammatico, come ben sapeva Eduardo De Filippo e anche tutti gli altri attori che hanno indossato casacca e maschera sul palcoscenico.
Nel Settecento è stato trasformato in burattino e nel 1600 Pulcinella è stato "adottato" dagli inglesi con il nome di Punch.


 

RUGANTINO

 Rugantino è una maschera che impersona il popolano romano, sconclusionato e attaccabrighe. Il suo nome deriva dal verbo dialettale romanesco "rugà", che significa comportarsi con arroganza.
Il costume tradizionale di Rugantino comprende un alto cappello da gendarme, il frac rosso, il panciotto, i calzoni rossi, ed è completato da calze bianche a strisce orizzontali.
A parte le calze, tutti gli altri indumenti sono gli stessi che fanno parte della divisa dei soldati del Bargello romano, e qui prende l'ipotesi, quasi una certezza, che la maschera rappresenti la caricatura dei soldati.
Il suo carattere è sostanzialmente quello di un attaccabrighe vanaglorioso, ma fondamentalmente è pavido, e non è privo anche di una certa bonomia, anche se è ben nascosta.

 

STENTERELLO

Stenterello è una maschera toscana. Probabilmente è stata inventata alla fine del 1700 da un attore di nome Luigi Del Buono, ispirandosi al tradizionale Zanni.
La maschera di Firenze ha un aspetto sparuto e smagrito, come riecheggia il suo nome. E' dotato di una strampalata furberia e ha molta scioltezza di espressione, alimentando pirotecnici bisticci.
In teatro Stenterello non ha un ruolo univoco ma è piuttosto il perno comico intorno al quale ruotano intrecci di commediole che Del Buono stesso compose, miscelando ingredienti della tradizione e nuovi.
Stenterello ha conosciuto fortune incostanti e qualche volta è stato messo nel dimenticatoio
.

 

ZANNI

Zanni è una maschera che indossa la tunica con calzoni bicolori. E' la figura del servo-contadino, un po' rozzo ma astuto, avido e sfrontato.
Con molta destrezza riesce a prendere in giro i raffinati aristocratici e a suo modo rifiuta lo sfruttamento e l'ingiustizia.
Il significato del nome della maschera deriva dal nome Giovanni, che nel dialetto lombardo si dice "Gian" e in quelli veneti "Zuan" e "Zan", ed era tanto comune nei contadi settentrionali, infatti nella Venezia del Cinquecento "Zanni" veniva usato come appellativo per indicare facchini e servi, che erano in gran parte originari delle vallate bergamasche.

CARNEVALE VECCHIO E PAZZO

Carnevale vecchio e pazzo
s'è venduto il materasso
per comprare pane e vino
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli e cresciuto un gran pancione
che somiglia ad un pallone.
beve bene e all'improvviso
gli diventa rosso in viso
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia,mangia, mangia...
Così muore il Carnevale
e gli fanno il funerale;
dalla polvere era nato
ed in polvere è tornato.
                                                  (G.D'Annunzio)

                                 

                 

GIANDUJA

 

 

Tra i personaggi famosi del Carnevale italiano c'è il piemontese Gianduja, di Torino, che è anche un burattino e una marionetta.
Il suo nome potrebbe derivare dalla contrazione di "Giôan d'la duja". "Duja", in piemontese, significa doga e per estensione botte.
Oppure ancora potrebbe significare, dal francese, "Jean-andouille" e cioè Giovani-salsiccia.
Secondo la tradizione, i burattinai Giovan Battista Sales e Giovanni Bellone, avevano fatto dire al loro burattino Gironi e cioè Girolamo, alcune allusioni satiriche nei confronti di Napoleone e di suo fratello Gerolamo.
Per questa ragione erano stati mandati al confine e relegati nell'astigiano. Così decisero di sostituire la loro creatura prediletta con la nuova maschera, Gianduja. Verso il 1808 la presentarono a Torino dove divenne il simbolo della popolazione piemontese.
Gianduja rappresenta un contadino arguto, pacato e generoso, amante del vino, che gli rende rubizze le guance.
Durante il corso delle guerre di indipendenza la maschera Gianduja è stato anche il rappresentante del patriottismo moderato piemontese.
E' in onore della maschera che prende il nome di Gianduiotto, il rinomato cioccolatino torinese di cioccolato e nocciole. La loro forma, a barchetta rovesciata, si rifà al copricapo di Gianduja.
 

 

COLOMBINA

Il personaggio femminile più famoso del Carnevale è rappresentato da Colombina, che è di Venezia. Colombina impersona il tipo comico della servetta graziosa.
E' seducente, astuta, vivacissima ed è l'immagine perfettamente speculare femminile di Arlecchino.
Anche Colombina è una maschera molto antica, la sua figura era già menzionata nel 1530 nei testi degli Accademici Intronati di Siena.
"Colombina" è anche il titolo di una commedia di Virgilio Verucci che è stata pubblicata nel 1628


 

CORALLINA

Delle poche figure femminili presenti nel Carnevale, Corallina è una servetta impertinente e vivace, che colora la trama delle commedie con l'elemento amoroso, ed è anche volubile e sensuale.

 

 

GIACOMETTA

 Giacometta è una leggiadra e giovane contadina, ed è la compagna di Gianduja.
Insieme a lei, Gianduja è diventato la maschera centrale del moderno carnevale torinese.
Giacometta e Gianduja sono anche i protagonisti di testi del teatro dialettale piemontese
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